Quando si parla di antiossidanti si pensa subito a integratori e cibi colorati. Ma il corpo ne produce di propri — SOD, catalasi, glutatione — ed è questo sistema interno il primo da sostenere. L’obiettivo non è sostituirlo, ma allenarlo.

Le difese che il corpo produce

Oltre agli antiossidanti che assumiamo con il cibo (vitamina C, vitamina E, polifenoli), l’organismo dispone di un sistema interno potente, detto antiossidante endogeno. Tre protagonisti:

  • SOD (superossido dismutasi) — trasforma i radicali superossido in composti meno reattivi;
  • Catalasi — scompone il perossido di idrogeno in acqua e ossigeno;
  • Glutatione — una delle molecole antiossidanti più importanti delle cellule.

Sostenere, non sostituire

Riempire il corpo di antiossidanti dall’esterno non equivale a potenziarne le difese. Spesso è più efficace stimolare il sistema endogeno a lavorare meglio. È qui che entra in gioco il concetto di ormesi: uno stimolo lieve e controllato che “allena” le difese.

Il ruolo del percorso NRF2

Molte di queste difese sono regolate da un interruttore cellulare chiamato NRF2. Quando viene attivato, promuove la produzione degli enzimi antiossidanti. La letteratura descrive come stimoli ossidativi lievi — inclusi quelli legati agli ozonidi — possano contribuire ad attivare questa via.

Il principio dell’ormesi: non un’azione d’urto, ma un allenamento gentile e ripetuto. È così che le difese diventano più pronte.

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